SAN MARCO - LA LEGGENDA MARCIANA
La tradizione aquileiese produce il suo primo documento scritto – la Passione di Ermagora e Fortunato - nel IX secolo e confluisce infine nella Chronica per estensum descripta composta nel secolo XIV dal doge Andrea Dandolo. Ad essa dobbiamo tutto il racconto dell’apostolato di Marco ad Aquileia e l’accenno della prosecuzione ad Alessandria. Del suo apostolato aquileiese, nulla dicono gli antichi scrittori cristiani che hanno operato ad Aquileia e neppure le agiografie copte e bizantine. Dell’apostolato africano parla invece Eusebio e - in dipendenza da lui - Girolamo, gli Atti di Barnaba e naturalmente le agiografie sopra nominate, che datano anch’esse dei secolo IX (Anba Severo, copto) e X (Simeone Metafraste, bizantino).
Per quanto riguarda Aquileia, secondo la cronaca del Dandolo fu lo stesso Pietro ad inviarvi il discepolo Marco, dopo che questi aveva redatto il Vangelo ed era quindi pienamente a conoscenza del messaggio da portare. Era l’anno 48. Marco dovette arrivare ad Aquileia via mare, almeno da Ravenna in poi. Giunto nella capitale della Venetia, operò la guarigione del lebbroso Ataulfo, figlio del capo della città Ulfio 1 ; amministrò il battesimo 2 ad entrambi e all’intera famiglia; ricevette in dono dagli abitanti una cattedra da loro costruita, sulla quale sedette ad insegnare e a scrivere una copia del vangelo per i nuovi convertiti. Dopo pochi anni, volendo Marco ritornare a Roma, gli fu presentato dal popolo un candidato degno di succedergli, Ermagora. Con lui l’evangelista si imbarca per Roma. Passando per la laguna ha una visione premonitrice 3 , nella quale Cristo gli dice: “Pace a te, Marco, qui riposerà il tuo corpo. I popoli devoti e fedeli, che qui costruiranno una città meravigliosa, avranno l’onore di conservare il tuo corpo con la più grande venerazione”. Si annuncia così la predestinazione di Venezia. A Roma ha luogo la consacrazione di Ermagora, al quale Pietro consegna il pastorale 4. Prende avvìo così l’apostolato aquileiese di Ermagora, mentre Marco parte per Alessandria.
Secondo Severo, l’apostolato africano cominciò dalla Cirenaica – l’attuale Libia, esattamente dalla città di Ifrikiah - perché da questa terra proveniva Marco. I primi miracoli in Cirenaica sono: la guarigione dell’indemoniato legato con catene 5, la guarigione del capo città Alino, che provoca 5000 conversioni e battesimi; la costruzione di 3 chiese e la consacrazione episcopale di Alino, mentre i suoi due figli sono consacrati l’uno presbitero e l’altro diacono. Marco stabilisce dunque una gerarchia completa nella regione.
Inizia poi il viaggio verso Alessandria 6, la città che ospitava il grandioso Serapeion, tempio dedicato al dio patrono Serapide, ed era dominata dal celebre faro alto 120 metri, considerato una delle meraviglie del mondo. Durante il viaggio ha luogo il sogno 7. Presso la porta occidentale - la Porta della luna o Mendion -, avviene l’incontro di Marco con Aniano e l’inconveniente del sandalo rotto 8. L’interpretazione dell’incidente è diversa: presagio di un insucesso della missione? ammonimento ad un distacco dai mezzi umani? Secondo Severo, l’arcangelo Michele appare a rassicurare Marco e lo conduce da Aniano, suo futuro successore, che gli aggiusterà il sandalo. Secondo Metafraste, l’incidente è invece segno che la missione non dovrà contare su mezzi umani perché voluta da Dio. Ha luogo quindi l’incontro con Aniano, che ripara il sandalo ferendosi però la mano. Per opera di Marco, la mano viene miracolosamente guarita. A casa di Aniano, Marco tiene una catechesi, moltissimi credono e sono battezzati. Metafraste aggiunge: una forte reazione dei capi religiosi dei pagani, causata dalla rovina dei loro templi e riti, accende gli animi contro Marco. Per Severo, è il diavolo stesso ad istigarli perché non tollerino la vergogna di lasciare che le folle credano ad un crocifisso di tanti anni prima! Marco istituisce allora un vescovo, Aniano, e altri cristiani li consacra come sacerdoti e diaconi. Quindi ritorna a Cirene e percorre la Pentapoli, spingendosi fino a Cartagine: in tal modo il racconto legittima l’estendersi della giurisdizione marciana a tutta l’Africa.
Ritorna ad Alessandria, trova eretta la chiesa di Boucoli, dove celebrando la pasqua il 24 aprile dell’anno 68 - in coincidenza con i riti per la nascita di Serapide - viene assalito dai nemici 9 e trascinato per le vie della città 10. Marco è in atteggiamento di gratitudine per la chiamata al martirio, sa che il Signore non lo abbandona. Durante la notte in prigione, tra le tentazioni diaboliche, ha il conforto di un angelo e la visione di Cristo (“Pax tibi, Marce, evangelista meus”). Al mattino, riprende di nuovo il supplizio del trascinamento, durante il quale Marco muore dicendo: “Signore Gesù, nelle tue mani accogli il mio spirito”. Siamo nell’anno 67 o 68. Il corpo è sottratto al rogo, nel quale i pagani lo volevano incenerire, da un forte temporale. Viene poi raccolto dai cristiani e sepolto a Boucoli 11. Il culto di Marco continuò a Boucoli per secoli: la consacrazione dei patriarchi alessandrini avveniva proprio qui, sulla tomba dell’evangelista.
Il piccolo tempio fu incendiato nell’invasione araba, nel 645 ca.
Le reliquie furono messe in salvo, finché non fu possibile ricostruire la chiesa (690 ca).
Anno 828: i due mercanti veneziani Buono da Malamocco e Rustico da Torcello vanno a venerare il corpo e incontrano così il prete Teodoro e il monaco Staurazio, che ne sono i custodi12 . Da loro vengono a sapere che il tempio sta per essere distrutto e il materiale riutilizzato, per costruzioni di moschee. Buono e Rustico convincono allora i custodi a favorire il trafugamento e il trasporto del corpo in terre più sicure. Lo depongono poi in ceste di vimini, tra foglie di cavolo e carne di maiale 13. E quando la barca viene perquisita dai musulmani, essi fuggono davanti a quella carne per loro impura, gridando: “kanzir, kanzir!” 14. Nel sepolcro svuotato, viene deposto il corpo di santa Claudia, per non far sospettare i cittadini del trafugamento. La nave parte da Alessandria 15; durante la traversata, san Marco la salva dal naufragio 16.
Il 31 gennaio si ha l’arrivo a Venezia 17, dove la reliquia preziosa viene accolta dal vescovo Orso e dal doge Giustiniano Participazio 18. Il corpo viene deposto nella chiesa per lui costruita. Questa subisce un incendio nel 976 e una nuova basilica viene costruita tra il 1063 e il 1094.
Il corpo, del quale non si conosceva più il luogo esatto della sepoltura, viene ritrovato miracolosa-mente il 25 giugno 1094. Viene deposto nella cripta il giorno 8 ottobre, mentre era doge Vitale Falier.
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