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COMITATO SAN MARCO
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SAN MARCO - SCHEDA SUL SANTO

Conosciamo San Marco anzitutto dagli scritti del nuovo Testamento anzitutto, che sono i documenti più antichi su di lui, e da altre fonti cristiane dei secoli immediatamente successivi, raccolte per noi dallo storico Eusebio di Cesarea, vissuto al tempo dell’imperatore Costantino, nella prima metà del IV secolo. Sono queste le fonti più attendibili, sia per l’antichità che per il valore intrinseco dei documenti (criteri di storicità seguiti dagli autori). Esistono inoltre fonti latine, copte e bizantine dei secoli IX e X. Sappiamo con sicurezza, dall’insieme di queste fonti, che egli fu l’autore del secondo Vangelo, che fu apostolo in vari luoghi come Cipro, Roma e Alessandria, dove morì martire circa nell’anno 68 dC.

Ora vediamo un po’ più nei particolari la sua vita. La dobbiamo ricostruire non solo a partire dalle fonti canoniche – Vangeli, Atti degli Apostoli e Lettere di Pietro e Paolo -, ma anche da varie altre più tardive. Le fonti canoniche ci parlano della presenza di Marco a Gerusalemme prima e dopo la morte di Gesù, della sua collaborazione alla missione apostolica di Barnaba, di Pietro e di Paolo.
Per la missione nell’isola di Cipro con il cugino Barnaba, abbiamo gli Atti di Barnaba, composti nel sec. V. Da essi veniamo a sapere che, dopo questa missione, Marco si trasferì ad Alessandria: era l’anno 61. Possiamo quindi valerci di alcune fonti copto-egiziane più tardive, che confluiscono nell’omelia su San Marco di Anba Severo, vescovo di Nesteraweh (delta del Nilo), scritta nell’830 ca. Essa presenta una storia completa della vita di Marco, fin dall’infanzia. Narra l’apostolato africano a partire dalla Cirenaica e finito ad Alessandria. Un racconto molto incline a indugiare su particolari , miracoli e sentimenti dei personaggi: di stile tipicamente popolare. Infine, disponiamo della biografia scritta da uno dei maggiori agiografi bizantini, Simeone Metafraste (950 ca.). Qui ritroviamo la notizia dell’apostolato nella pentapoli libica, di cui Cirene è la capitale; poi ad Alessandria.

Da Severo sappiamo che nacque da una famiglia ebrea trasferita nella Cirenaica (oggi Libia), che suo padre era parente della moglie di Pietro e che, ritornando a Gerusalemme, ebbe una casa nei pressi dell’orto degli ulivi. Sempre secondo questa tradizione, proprio in quella casa si sarebbe svolta l’ultima cena di Gesù con i discepoli.

Dagli Atti degli apostoli - molto più antichi e attendibili – veniamo invece a sapere che sua madre si chiamava Maria e lui aveva due nomi, come era d’uso all’epoca, uno ebraico Giovanni e uno latino Marco (At 12, 12). Il Vangelo di Marco è il solo a riportare l’episodio del ragazzo che, nella notte della cattura di Gesù nell’orto degli ulivi, assisteva alla scena e seguiva il Maestro anche dopo la fuga generale degli apostoli; ma preso dai soldati, lasciò loro in mano il lenzuolo in cui era avvolto e fuggì anche lui nudo (Mc 14, 51-52). Molti ritengono che questa sia una testimonianza diretta dello stesso Marco e come una firma messa al suo Vangelo. Come Pietro, anche Marco - che era suo familiare e sarà suo discepolo – non rifiuta di manifestare la propria debolezza nell’ora tragica della passione di Gesù.

Sempre lo stesso libro degli Atti ci attesta che, dopo la Pentecoste, Pietro fu arrestato da Erode e poi in carcere fu miracolosamente liberato. L’apostolo si rifugiò allora, in piena notte, nella casa di Maria e di Marco, dalla quale poi partì per lasciare Gerusalemme forse alla volta di Antiochia e di Roma (At 12, 1 ss). Siamo nell’anno 44 d.C. Il giovane Marco deve essere stato molto caro a Pietro e forse era stato proprio lui ad avviarlo alla fede e a battezzarlo. Questo potrebbe essere il significato di quella affettuosa affermazione, che troviamo nella prima lettera di Pietro: “Vi saluta la comunità che si trova in Babilonia e Marco, figlio mio” (1 Pt 5, 13; Babilonia è un appellativo che indica la città di Roma).

Secondo la testimonianza di Eusebio, Pietro venne a Roma agli inizi dell’impero di Claudio (41-54 d.C) 1. “Preso per mano dalla Provvidenza universale”, che anche dalla persecuzione sapeva trarre un vantaggio per gli uomini, “dall’oriente portò in occidente la preziosa merce della luce spirituale”, cioè la parola del vangelo che salva l'uomo. Si pensa in base a questa notizia che Pietro potrebbe essere giunto nella capitale dopo la fuga da Gerusalemme e che anche Marco possa essere stato suo compagno di viaggio 2. A Roma infatti, secondo Clemente alessandrino, avvenne quella prima predicazione dell’apostolo, che interessò talmente i romani da chiedere a Marco di poterne avere un resoconto scritto. Marco avrebbe allora cominciato a scrivere il vangelo, che è il primo tra i quattro in ordine di tempo 3.

Ancora dagli Atti degli apostoli sappiamo che Marco fu tra i protagonisti del primo viaggio missionario di Paolo e Barnaba - quest’ultimo zio o cugino di Marco - quando da Antiochia salparono alla vota dell’isola di Cipro e di qui passarono alle coste asiatiche (oggi Turchia), evangelizzando le città di Attalia e Perge. Siamo negli anni 46-47. Mentre i due apostoli proseguirono la missione, Marco da Perge – non sappiamo per quale ragione - fece ritorno a Gerusalemme. Qui, nell’anno 49 si riunirono tutti gli apostoli ed anche Paolo, per esaminare problemi relativi all’evangelizzazione. Pietro ha forse rivisto qui il lavoro redazionale di Marco e dato la sua approvazione, come riferisce Clemente alessandrino.

Dopo il concilio di Gerusalemme, Marco seguì Pietro ad Antiochia dove si trovavano anche Paolo e Barnaba. Non fu decisa una nuova missione comune verso le città evangelizzate nel primo viaggio, come è noto dagli Atti (15, 36-40), perché tra Paolo e Barnaba mancò l’accordo proprio circa la partecipazione di Marco. Questi, con Barnaba, si diresse verso Cipro. Su questa missione non abbiamo più notizie dagli Atti canonici, scritti da San Luca, ma dagli Atti di Barnaba, del V secolo. Essi ci dicono che l’isola venne interamente percorsa dai missionari e Barnaba incontrò la fiera opposizione di un certo Barjesus, coronando le sue fatiche con il martirio. Marco ne depose il corpo in una grotta, salpando poi alla volta della grande città di Alessandria in Egitto. Siamo all’incirca nell’anno 61. Non sappiamo però quale sia l’attendibilità di questi dati. Di certo va ritenuta la notizia dataci da Eusebio, quando dice che Marco fu mandato in Egitto e che la sua predicazione fu in quella regione molto fruttuosa 4.

Dalle lettere di Paolo possiamo con maggior sicurezza chiarire qualche altro momento della vita di Marco. Era a Roma durante la prima prigionia dell’apostolo, tra il 61 e il 63 (cfr. Col 4, 10). Nella capitale c’era in quel momento anche Pietro (1 Pt 5, 13, la lettera è databile all’anno 63-64), che vi subì il martirio nell’anno 64. Qualche anno dopo Marco doveva essere ad Efeso, poiché Paolo scrive a Timoteo di farlo venire a Roma con sé (2 Tim 4, 11). La data del martirio di Paolo pare essere il 67.

Successivamente le notizie sono molto più incerte dal lato storico: si rifanno alla tradizione aquileiese che inizia nel VI secolo, documentata dalla cosidetta cattedra di Marco: questa cattedra-reliquiario fu sottratta ad Alessandria all’invasione araba, portata a Bisanzio e di qui inviata a Grado dall’imperatore Eraclio nel 630.

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1 Si legge in Storia Ecclesiastica II, 14,6: “All’inizio dell’impero di Claudio, la Provvidenza universale nella sua bontà e misericordia verso gli uomini, prese per mano Pietro, potente e grande, primo fra tutti gli apostoli per le sue virtù, e lo condusse a Roma (…) Dall’oriente, come un nobile condottiero protetto dalla corazza divina, egli portò agli uomini dell’occidente la preziosa merce della luce spirituale, annunciando come luce e parola di salvezza il messaggio del regno dei cieli”.
2In questi anni – e prima dell’arrivo di Pietro a Roma – si colloca la presunta missione di Pietro e di Marco in Babilonia d’Egitto (una fortezza romana nei pressi del delta del Nilo). Si veda G.Fedalto, op.cit. 41.
3 Clemente alessandrino nelle Ipotiposi, riassunte da Eusebio in Storia Ecclesiastica II, 15,1-2, attesta: [Ai romani che ascoltavano la predicazione di Pietro] non bastò di averlo udito una sola volta né di aver ricevuto oralmente l’insegnamento del messaggio divino, ma con ogni sorta di preghiere supplicarono Marco, di cui ci è giunto il vangelo e che era seguace di Pietro, di lasciare una relazione scritta dell’insegnamento loro trasmesso oralmente ed insistettero finchè non la compose. Furono così la causa della redazione del vangelo detto secondo Marco. Pietro venne a conoscenza del fatto per rivelazione dello Spirito, e rallegratosi per il loro zelo convalidò il testo perché fosse letto nelle chiese.
4 Storia ecclesiastica II, 16,1: Narrano che Marco, inviato in Egitto, fu il primo a predicarvi il vangelo che poi mise anche per iscritto; ed anche a fondare là delle chiese, proprio ad Alessandria; (…) numerosa fu la folla di uomini e donne convertitisi in quei luoghi fin dall’inizio”.

Bibliografia

Tramontin Silvio, San Marco. In Culto dei santi a Venezia - Ed. Studium cattolico Veneziano, Venezia 1965, p.43-73.
Bertoli Bruno, Le storie di San Marco nei mosaici e le ragioni dell’agiografia. In La Basilica di San Marco. Arte e simbologia - Ed. Studium cattolico Veneziano, Venezia 1993, p. 89-124.
Niero Antonio, San Marco. La vita e i mosaici. - Ed. Ardo, Venezia 1994.
Niero Antonio, Le reliquie e il rito di San Marco. In Omaggio a San Marco. Tesori dall’Europa. - Electa, 1994
Fedalto Giorgio, San Marco tra Babilonia, Roma e Aquileia. Nuove ipotesi e ricerche. In San Marco. Aspetti storici e storiografici. Cur. A.Niero, Marsilio, Padova 1996, p. 35-50.
Fawzy Girgis Samir, A Chronology of St. Mark. St.John the Beloved Publishing House, Il Cairo 2002.