LA STORIA
LE ORIGINI
Controverse le origini di Portobuffolè. Prima della sua nascita, sulla sinistra del Livenza, esisteva un umile villaggio di pescatori, agricoltori e pastori, la cui origine si fa risalire al terzo secolo avanti Cristo, chiamato Septimum de Liquentia.
Septimum perché distante sette miglia dall'antica città di Oderzo (Opitergium). La storia locale cristiana ricorda Septimum tra il 620 e il 700 d.C. in occasione della traslazione del corpo di S. Tiziano da Oderzo a Ceneda.
Più tardi, in un documento del 997, apparve invece il termine "castrum".
In quell'anno venne stipulato un contratto d'affitto tra il Vescovo di Ceneda Sicardo e il Doge di Venezia Pietro Orseolo II°. Nel documento si legge che il Vescovo riceve in affitto dal Doge: "... castro et portu... in loco Septimo cun omni pertinencia sua...” (Castello e porto in località Settimo con le proprietà annesse).
In un documento del 1242 compare per la prima volta anche il nome che poi prenderà il castello: "Castellarium Portus Buvoledi", da cui si ebbe Portusbufoledi e quindi Portobuffolè . Il termine non va probabilmente associato a “bufalo”, come talora si crede, ma a “bova” che nel latino medievale significa “canale” 1 . Il porto si valeva infatti di un canale dal quale tutto il castello era circondato.
IL PERIODO FEUDALE
Nell'agosto 908, l'imperatore Berengario, su preghiera della moglie Bersilia, donò il castello al vescovo di Ceneda Ripalto.
Si avvicendarono altri feudatari. Nel 1166 Portobuffolè passò a Treviso, per ritornare nel 1242 ancora a Ceneda. Gerardo de' Castelli, istigato dai trevigiani, distrusse il castello, che fu ripreso e restaurato di nuovo dal vescovo di Ceneda.
Infine Tolberto da Camino, marito della famosa Gaia, figlia del "... buon Gherardo... ", immortalata da Dante nel XVI canto del Purgatorio, divenne signore di Portobuffolè il 2 ottobre 1307.
Samaritana da Rimini, seconda moglie di Tolberto, sentendosi minacciata, dopo la morte del marito, dai parenti Rizzardo e Gerardo da Camino, temendo anche per la vita del giovane figlio Biancoino, riuscì a fuggire da Portobuffolè e raggiunse Venezia, chiedendo protezione al doge Dandolo.
Samaritana, con l'appoggio dei veneziani, poté rientrare nel castello solo nel 1336.
Nel 1339 Venezia pone fine alla guerra con gli Scaligeri, si impadronisce del territorio trevigiano e vi crea delle “podesterie” e “reggimenti”: anche Asolo, Treviso e Oderzo ebbero il titolo di città e un podestà residente.
DOMINIO VENETO
Il 4 aprile 1339 Portobuffolè, con decreto del senato Veneto e con delibera del Maggior Consiglio di Treviso, passò a Venezia. Ottenne un Consiglio Civico, un Consiglio Popolare e l'ordine dei nobili.
Più tardi i Genovesi obbligarono i Veneziani a cedere la Marca trevigiana all'arciduca d'Austria, che la vendette a Francesco di Carrara (1383). Una rivolta popolare, 5 anni dopo, riportò Portobuffolè ancora a Venezia. Il periodo fu ripetutamente funestato dalle incorsioni degli Ungari in tutto il territorio del Friuli e del Cenedese, compreso il nostro. Nel 1509 gli invasori furono i soldati imperiali di Massimiliano d’Asburgo uniti ai francesi nella Lega di Cambrai, in lotta con Venezia.
Dopo una breve parentesi di dominazione turca, Portobuffolè conobbe, sotto il dominio veneto, un periodo di grande splendore. La Repubblica Veneta concesse il titolo di Città, lo stemma gentilizio ed un podestà, che rimaneva in carica solo 16 mesi, con ampie mansioni politico-amministrative. Portobuffolè divenne capoluogo di mandamento, sede di avvocati, notai, architetti ed artigiani, importante ed attivo centro commerciale e culturale.
DOMINIO FRANCESE
Nel 1797 Portobuffolè passò sotto il dominio francese. Ebbe un tribunale civile e criminale di prima istanza. Con decreto del governo francese del 5 maggio 1797 la sua giurisdizione si allargò a Mansuè, Fossabiuba, Baite, Basalghelle, Cornarè, Rigole, Vallonto, Lutrano, Villalonga, Saccon di Lia, Camino, Stala di Oderzo, Levada, Fraine, Colfrancui, Campagnola, Burniola, Roverbasso, Campomolino e Codognè. Con la pace di Campoformido, il Veneto passò all'Austria e per Portobuffolè iniziò il declino. Perdette infatti il tribunale di prima istanza ed il Municipio.
Nel 1807 cessò di essere anche distretto e nel 1816 la frazione di Settimo passò al comune di Brugnera fino al 1826.
EPOCA MODERNA
Portobuffolè diede il proprio contributo per l'unità d'Italia; alcuni giovani infatti andarono in Piemonte come volontari.
Il 15 luglio 1866, tra l'entusiasmo popolare, entrò nella cittadina il primo drappello di soldati italiani. Anche nella grande guerra 1915/18 soffrì lutti e nel dopo guerra sopportò la crisi economica e l'emigrazione.
Dignitoso fu l'atteggiamento della popolazione durante il periodo fascista. Nel secondo conflitto mondiale 1940/45 sopportò pesanti lutti e nuove emigrazioni oltre Oceano. Pian piano il paese risorse e divenne ben presto patria del mobile, grazie all'intelligenza e la tenace volontà della popolazione.
Nel 1965/66 due alluvioni sommersero il paese in un mare di fango, distruggendo il lavoro e le speranze di tanti anni di sacrificio. Lentamente venne la ripresa. Anche se a malincuore, molte famiglie si allontanarono ed alcune industrie dovettero essere ricostruite in comuni limitrofi. Il centro storico tuttavia, preservato quasi totalmente dall’edilizia selvaggia degli anni ’60, cominciò ad essere restaurato e ripopolato.
______________________________________
1 A. Marchesan - Gaia da Camino, Tip. Turazza, Treviso, 1904, pag. 59.